Prima Riunione: Introduzione all’umiltà

di Padre Edmund Power
Domenica 25 ottobre 2026

2 November 2026

P. Edmund Power
Direttore, Oblati di Sant’Anselmo

L’umiltà è una virtù fondamentale della vita monastica; può essere compresa attraverso quattro prospettive: la Sacra Scrittura, i comportamenti quotidiani, il pensiero classico e il capitolo 7 della Regola. Nella Bibbia, Michea invita a «camminare umilmente con il tuo Dio» (Mic 6,8), cioè a riconoscere il proprio bisogno di Lui. Isaia presenta Dio come l’Alto e l’Eccelso che, tuttavia, dimora anche con gli oppressi e gli umili per ravvivarne lo spirito (Is 57,15). Nel Nuovo Testamento, Gesù si definisce «mite e umile di cuore» (Mt 11,28-29), mentre la lettera ai Filippesi mostra Cristo che assume la condizione di servo, umilia se stesso e si fa obbediente fino alla morte (Fil 2,7-8). L’umiltà appare così come apertura alla presenza di Dio, fiducia e obbedienza.

Nella vita quotidiana l’umiltà è difficile da definire, ma facile da riconoscere. Non coincide con la falsità, con l’adulazione o con la ricerca interessata di vantaggi; al contrario, rende la persona sincera, semplice e moralmente autorevole. L’umile non perde la propria dignità, ma la accresce.

Questa visione si distingue dal pensiero classico, nel quale i termini greco tapeinos e latino humilis, collegato a humus, indicavano soprattutto bassezza fisica o sociale e una scarsa considerazione di sé. La prospettiva cristiana rovescia tali valori: nella Regola benedettina, infatti, «con l’umiltà si sale» (RB 7,7).

Il capitolo 7 della Regola descrive questo cammino mediante la scala dei dodici gradini, pur senza imporre necessariamente una progressione rigida. I precedenti si trovano in Cassiano e nella Regola del Maestro. Il percorso muove dalla consapevolezza della presenza di Dio e conduce, attraverso distacco, obbedienza, pazienza, trasparenza, semplicità, modestia, fedeltà alla tradizione, silenzio, sobrietà, calma e coerenza, a una trasformazione dell’intera persona. Particolare rilievo assume il primo gradino, nel quale ricorrono espressioni come «sempre», «in ogni ora» e «giorno e notte»: esse richiamano un’attenzione costante a Dio, alle proprie intenzioni e all’orizzonte escatologico.

La scala dell’umiltà non mira quindi alla mortificazione della persona, ma alla sua maturazione spirituale e alla progressiva purificazione delle motivazioni: Una volta ascesi tutti questi gradi dell'umiltà, il monaco giungerà subito a quella carità, che quando è perfetta, scaccia il timore ;per mezzo di essa comincerà allora a custodire senza alcuno sforzo e quasi naturalmente, grazie all'abitudine, tutto quello che prima osservava con una certa paura; in altre parole non più per timore dell'inferno, ma per amore di Cristo, per la stessa buona abitudine e per il gusto della virtù. (RB 7,67-69).

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